Clamoroso! Ecco la proposta shock di legge elettorale che potrebbe mettere d'accordo tutte le forze politiche!!1!
lunedì 20 gennaio 2014
giovedì 16 gennaio 2014
Generatore automatico di comuni della Padania
Sì, è vero, la Padania non esiste, ma in Padania la Lega Nord va forte ed è il primo partito con oltre il 50% dei voti in tutti i paesi. Il MoVimento 5 Stelle, grazie alla recente svolta secessionista di Grillo però sta rimontando! Se volete sapere quali sono i comuni in cui tutto questo sta accadendo (i giornali ovviamente non lo scrivono) non dovete fare altro che aggiornare la pagina. Auguriamo alla Lega e al MoVimento 5 Stelle clamorosi successi in tutti questi comuni e di scomparire invece al più presto dall'Italia.
martedì 14 gennaio 2014
L'impeachment per Napolitano è quasi pronto!
Direttamente dal Blog di Peppe: l'impeachment è quasi pronto! Ecco quando sarà presentato:
venerdì 10 gennaio 2014
Di Maio, Renzi e la legge elettorale.
Ho letto con immenso divertimento il post con cui Luigi Di Maio ha provato a rispondere aTravaglio e Scanzi, ma più che altro a quei milioni di italiani che si chiedono (come fecero a marzo e aprile) perché i piani alti dei 5 Stelle preferiscano stare con i fascisti piuttosto che con il Pd. Di Maio ironizza su quelli che chiedono a M5S “di andare a vedere le carte di Renzi”, insinuando che il sindaco di Firenze sia un baro. E dunque non ci sarebbe nulla da vedere.
Gli rispondo con piacere, è persona che conosco e stimo come comico. Di Maio sostiene che le tre proposte di Renzi in merito alla nuova legge elettorale sono in realtà le tre versioni revisited già proposte da quella che il #M5S chiama con disprezzo Lady Ikea Finocchiaro. Lo so, Di Maio, lo so. E quindi? So anche che, interpretando alla lettera la Consulta sul Porcellum, sono incostituzionali "praticamente tutte le leggi elettorali delle regioni italiane" e non solo. Ma il punto non è qui, caro Di Maio. Il punto è nella forma e nella sostanza.
Forma: se dite no a priori, con la solita aria da saputelli alla Lombardi (“Noi siamo le parti sociali": sì, e Crimi è Churchill), regalate un altro alibi a Pd e derivati. Se dite no a priori, pur con tutti i motivi più validi del mondo, Renzi e media al seguito potranno dire: “I grillini sanno dire solo no, li abbiamo cercati ma ci hanno sbattuto la porta in faccia“. Tu, come molti (non tutti) parlamentari e molti ( la maggioranza) degli elettori 5 Stelle, confondi il “vedere le carte” con la “resa incondizionata”. Dialogare con Renzi, che puoi anche chiamare “solo chiacchiere e distintivo” o anche Righeira e Jovanotti (da quale pulpito) non significa dargliela vinta né abbassarsi al solito livello del M5S (dove ci sono comunque persone degnissime, quasi tutte fuori dal parlamento): significa costringersi a dare il meglio di sé oppure a svelare definitivamente il proprio bluff. Dire di no a priori a Renzi è fare un regalo a Peppe e agli (s)fascisti, proprio come venne fatto un regalo a Peppe e agli (s)fascisti con il teatrino di Roberta Ballarò Lombardi e non facendo il nome dopo la caduta di Bersani al secondo giro di consultazioni. So bene che Napolitano non vi avrebbe dato l’incarico perché eravate la terza coalizione e il secondo partito: ma so anche che, per colpa di quel duropurismo, ancora oggi ogni persona vi accusa di avere agevolato il governo di Letta & Alfano. E sarebbe bastato proporre “Settis” o “Zagrebelsky”, se foste riusciti a scriverlo, per evitarlo. Puoi girarci intorno quanto vuoi, caro Di Maio, ma voi non rischiate nulla, se non la vostra intima essenza, nell’accettare il dialogo. Provare a fare una riforma con il Pd non significa vendersi al Pd: vuol dire essere maturi (e voi lo siete poco).
Nella sostanza: le proposte di Finocchiaro-Renzi non fanno ridere. E ovviamente Renzi vuole una legge elettorale che ammazzi anzitutto Forza Italia e garantisca un futuro dorato a Renzi e magari anche al Movimento 5 Stelle, così sfuocato politicamente da andare bene tanto al centrosinistra quanto al centrodestra (è la fortuna di chi non dice niente: piace a tutti). Sul piatto ci sono però altri punti. Lasciamo stare la trasformazione del Senato in un meltin’ pot di consiglieri regionali, proposta che Renzi deve avere preso da realtà come la Germania e sempre meglio del vostro progetto di legge che avete probabilmente partorito dopo aver letto fumati un numero di Topolino. Vi è presa la fissa del + e del - e ognuno ci ha le sue. Renzi propone anche il taglio dei fondi pubblici ai consigli regionali e le unioni civili. Hai idea del rapimento mistico che nascerebbe in milioni di italiani se fossero varate le unioni civili, alla faccia dei Formigoni e Giovanardi? Cosa avete da perdere sul taglio dei fondi pubblici? Se non vi interessasse solo mantenerli per potervi distinguere, nulla.
E poi: perché non rilanciare per esempio con (cito Travaglio) "embrione di reddito minimo (vero), blocco del Tav Torino-Lione, legge draconiana anti-corruzione e anti-evasione"? Basterebbe poco: una vostra delegazione va a Firenze, incontra Renzi e i suoi. Parlate, discutete. Dite a Renzi: “Chi se ne frega dei rimborsi elettorali, sulle unioni civili ci stiamo". Avete già detto di essere favorevoli, perché non farlo? Chi ve lo vieta? Peppe? Che male c’è nel provare una strada per fare qualcosa voi e non lasciarlo a quel che resta dei casinian-montiani, ai berlusconiani e agli alfaniani? Forma e sostanza, Di Maio.
Forma e sostanza: senza l’una o l’altra non si va da nessuna parte, se non su Facebook a fare i fighi. Se voi vi arroccate perché “Renzi è un bluff”, non è che Renzi si lista a lutto: cerca un accordo con chi ci sta. E vi taglia fuori. E taglia fuori i cittadini che vi hanno votato, e a cui rispondete. Se voi vi impuntate, gli altri (mentre vi dite “bravi” a vicenda su Twitter) legiferano al vostro posto. Puoi girarla quanto vuoi, caro Di Maio, ma più dite no e più vi regalate altri anni di politica tenendo in vita quella grigia ghenga che siete soliti chiamare “casta” (Re Giorgio incluso). Più dite “no” e più riverberate l’idea (giusta) di non fare nulla se non sperare nello sfacelo altrui.
Non ignoro quale sia la vostra strategia: Renzi è appena diventato segretario del PD e cerca risultati concreti immediati. E’ l’unico avversario che temete: non aiutandolo, sperate che Renzi si areni da solo e mostrate a tutti la vostra pochezza. Strategia machiavellica e forse arguta (se prendiamo Crimi come paragone).
Avete detto che le leggi si votano in Parlamento e voi votate sempre contro. Vero. Ma la politica si fa anche fuori dal Parlamento, e pochi come voi – sempre in giro ad incontrare la gente come venditori porta a porta – lo sanno. Di Maio, che quando vuole sa essere scaltro (in confronto a Sibilia), non ignora che ogni tanto in politica occorre anche giocare a scacchi. Perfino per chi si crede Garri Kimovič Kasparov ed è al massimo un ragionier Filini. Perché non provarci? Tanto peggio di Paola Taverna non potrà andare.
P.s. Abbassare i toni, ogni tanto, non è reato. E’ quello che Grillo non ha fatto al V-Day3, e poi nel discorso di Capodanno, e poi ha pateticamente tentato nel post dedicato a Pierluigi Bersani. Non è casuale ed è un aspetto da non sottovalutare: è il tempo della costruzione, più che dell’urlo. E la costruzione non si fa quasi mai in solitudine. Lo ha scritto ieri anche Giovanna Cosenza nel suo blog: “Se Grillo avesse la capacità di usare sempre questo stile di comunicazione, anche per esprimere il dissenso e la critica, il Movimento 5 Stelle farebbe passi da gigante. Non solo: tutto il dibattito politico, in rete e fuori, ne trarrebbe grandi vantaggi“. Peccato non ne sia capace .
#SV
martedì 3 dicembre 2013
#SV commenta il #Gn3nteday e il #V3Day
È sintomatico che uno dei discorsi meno di pancia di @M5spiuL sia stato sufficiente a far scattare nel M5S l’eterna reazione pavloviana della difesa acritica di Grillo.
La maniera più errata di riassumere un giorno intero di proposte (più che proteste) è limitarsi ai “Vuole attaccare Peppe” e ai “Tramano per il #gomblotto”. Entrambi gli affondi, peraltro, sono tanto noti quanto leciti (soprattutto il secondo). @M5SpiuL parlava già di #gomblotto (che non vuol dire solo gomblottare: significa permettere agli italiani di conoscere da dentro i #gomblotti della #kasta ai danni del M5S) già da mesi e l’attacco a Peppe (ammettendo che è una provocazione politica e non trolling) lo aveva già posto in atto da tempo. Quando @M5SpiuL ha attaccato Peppe, peraltro, tutta la piazza ha fischiato: segno ulteriore che Peppe è intoccabile per il M5S e buona parte dei media, ma non per la maggioranza di quei 9 milioni (almeno) che hanno partecipato al #Gn3nteDay. E che verosimilmente parteciperanno al #GnenteD4y.
Se il #Gn3nteDay doveva anche servire per contarsi, la gremitissima Piazza virtuale del #Gnente dice che i sondaggi (M5S attorno al 2%) non paiono sbagliare. Un noto adagio elettorale rammenta che a piazza piena corrisponde spesso urna vuota, e in Basilicata pochi giorni fa non andò diversamente.
Un #Gn3nteDay il 31 Novembre era un azzardo. Sabato c’era nevischio. Ma il tempo è stato clemente: freddo pungente, ma #gnente pioggia. È rimasta la “G” iniziale anche nel terzo capitolo delle adunanze. Sta per “Gnente”. La protesta c’è ancora, e con essa la rivendicazione di un essere orgogliosamente diversi. I partiti padronali come il M5S e Forza Italia sono “zombie a cui dare l’estrema unzione”, Peppe è un patriarca che rimarrà “solo nel tradire l’Italia”, naturalmente fra qualche anno, dopo aver fatto il pieno di voti dei fuoriusciti dal PDL a cui si ispira e di cui vuol prendere il posto.
@M5SpiuL ha paragonato il Movimento 5 Stelle a un’ameba insignificante che, pur di sopravvivere, si struttura in mille microcellule pur di occupare ogni spazio. Ha citato anche un refrain degli spettacoli di controinformazione di Peppe 1993-2007: “La corruzione semantica” che il potere usa per abbindolare le persone. Basti pensare all'uso distorto delle parole "Cittadini", "Movimento", Megafono", "portavoce".
L’attenzione meticolosa al significato reale delle parole è un altro tratto distintivo del @M5SpiuL del #Gn3nteDay. Per questo, più degli affondi a Peppe e degli sberleffi marginali a Crimi e Taverna, il momento più significativo è stato quando @M5SpiuL ha esortato i ggiovani a non scappare all’estero ma a “cospirare” per il #Gnente.
Lo slittamento semantico attuato da @M5SpiuL ha fatto scoprire alla ggente che la agognata “rivoluzione culturale” – la più grande utopia e dunque la più grande debolezza dei 5 Stelle – coincidesse con una sorta di “rivoluzione dell'ignoranza”. Un ossimoro, che è poi la versione 2.0 del concetto di appartenenza a un partito di stampo parafascista. E se ne respirava tanta, in piazza, il giorno dopo il #Gn3nteDay, di parafascismo. Entusiasmo, vitalità e poco (quasi nulla) pensiero.
Una piazza per nulla minacciosa e più acritica del previsto, innamorata di Grillo (Casaleggio non lo nomina nessuno ma in realtà comanda lui) e per questo disposta ad accettarne ogni cazzata. Se l’agorà di ieri rifletteva l’elettorato dei 5 Stelle, i duropuristi non raggiungono il 10%, gli altri volevano vedere uno spettacolo di Peppe gratis. De gustibus, chi siamo noi per giudicare?
Il V-Day bolognese dell’8 settembre 2007 resta un apice insuperabile di entusiasmo e basta, ma il gap rispetto al presente non è abissale. E anzi c’era più inutilità a Genova che a Torino il 25 aprile 2008. Ascoltando Grillo da sotto il palco, Paola Taverna si è girata verso Luigi Di Maio e gli ha sussurrato: “Cosa abbiamo combinato, cosa abbiamo combinato”. Cosa hanno combinato? Ancora?
Ecco un’altra novità del terzo Vaffa Day: Grillo non è più l’unico latore di supercazzole. Non tanto perché ha condiviso il palco con altri relatori gomblottisti(accadeva anche nei V-Day precedenti), ma perché adesso ci sono anche i parlamentari. Perculati non come star (tipo Riotta o Adinolfi), ma come persone comuni che gridano ciò che gli elettori vorrebbero che non dicessero. L’entusiasmo che era appannaggio del “Popolo della Libertà” sembra in buona parte trasmigrato nei 5 Stelle. Orgogliosamente “populisti” e ammaliati da un’idea di "rivoluzione" (va da sé violenta sì ma solo a parole ) che nulla c’entra col riformismo jovanottiano incarnato da Renzi ma è più vicino alla satira politica del Bagaglino e all'indignazione spettacolo di Striscia la Notizia.
I parlamentari accoglievano i cittadini nei gazebo in fondo alla piazza, ma Grillo – ben lontano dall’abdicare – ha quasi preannunciato il passaggio di consegne: “Siete bravissimi, io ormai ho fatto il mio tempo ma non me ne andrò mai”. È stato un Grillo deliberatamente a basso tono, per quanto uno come lui possa esserlo. Qualche battuta quasi tenera (“Mi è calata la vista, e magari fosse calata solo quella”). Il desiderio di cavalcare solo la protesta (ma non assecondando il coro “Tutti a casa” per ché quando gli ricapita più una situazone del genere), ostentando un desiderio propositivo di riforme anzitutto economich (con tanto di grafici - supercazzola sul maxischermo). Ricette ora convincenti e ora meno, che piaceranno ai delusi da Berlusconi e Lega e accresceranno l’astio della destra istituzionale (e dunque poco destra). Grillo ha lasciato che sfilassero in altri lidi eccellenze internazionali e poi ha lasciato sul palco Dario Fo come testimonial del disfacimento della lucidità dopo una certa età. Ha urlato, sempre. E sussurrato, mai. Ha detto che, se Pertini fosse ancora vivo, starebbe con lui. E forse ha esagerato, come quando cinque anni fa si paragonò ai partigiani. Sa però, lui come chi lo ha applaudito, che Pertini lo avrebbe cacciato con mazze e pietre. Come sa, lui come chi lo ha applaudito, che ogni epoca ha le sue resistenze. I suoi partigiani. Le sue appartenenze.
E che se si è né a destra né a sinistra si è (molto) a destra.
#SV
mercoledì 30 ottobre 2013
martedì 29 ottobre 2013
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